Beauxbatons. Anche il nome ha qualcosa di strano. Beauxbatons. Non da uno strano effetto pronunciare questa parola? Beauxbatons. Beauxbatons. Suona come qualcosa di magico. E' un posto che ha il potere di cambiarele cose, lo si capisce anche dal nome.
Sì, da quando sono qui, piano piano, sta cominciando a cambiare tutto.
Ho una migliore amica. Non era mia capitato. Ero sempre stata affezionata alla zia, alle mie cugine, ma mai mi ero legata tanto ad una persona. Ed è capitato così in fretta...Da quando mi sono aperta con Bèatrice, io e lei siamo sempre insieme. Anche lei mi ha parlato della sua famiglia (tutti e due i genitori babbani!), e di come a fatica si sta ambientando qui. E così, entrambe spaventate da questa enorme scuola piena di estranei, ci siamo unite, per combattere insieme.
Con l'altra ragazza, Juliette, invece faccio fatica a legare. Un po' per il mio carattere, chiuso ed introverso, e un po' perchè lei sta sempre lì a studiare, e quando non studia sta con alcune due amiche del secondo anno.
Ormai abbiamo iniziato a pieno ritmo le lezioni, e finalmente quasi tutti i professori stanno cominciando a conoscermi (tutti tranne il professor Tancrède, ma ormai non mi interessa tanto...).
Un'altra cosa, ieri ho incontrato vicino al lago Domitille. Non mi aveva ancora salutato da quando ero a scuola, quindi mi sono avvicinata, e ho detto qualcosa tanto per farmi notare.
E mi ha risposto, cosa che quasi mai era successa.
Mi sono seduta accanto a lei, con un libro sulle ginocchia, aspettando. Se mi aveva parlato una volta, pensavo, forse l'avrebbe fatto di nuovo. Forse, una volta tanto, mia sorella si era accorta della mia esistenza...
La guardai di sfuggita, e mi accorsi dei suoi occhi velati dalle lacrime.
«Dom, stai piangendo.» ho sussurrato.
E lei, girando la testa dall'altra parte, ha detto in fretta che era soltanto l'allergia.
Certo, le fragole. Ricominciai a studiare. Che stupida che ero stata. Mia sorella non cambierà mai. Non perlerà mai con me, come è sempre successo.
Poi...
Ha fatto un respiro profondo, e io l'ho guardata negli occhi.
«Non mi hanno presa a Quiddich» Ha detto. E ha cominciato a piangere.
Non l'avevo mai vista piangere. Mai. Di solito sono io quella che piange. Quella che si lamenta. Lei è quella che se ne frega. E' sempre stato così, e mai avrei pensato che sarebbe cambiato.
Guardavo quella ragazza mentre piangeva, mentre si lamentava...In lei non vedevo nulla di quella Domitille che conoscevo...Assolutamente nulla...Ma in compenso, ho visto una sorella. Per la prima volta, ho realizzato che lei è mia sorella. Anche se siamo tanto diverse, anche se quasi non ci parlavamo. Siamo sorelle. E nè io nè lei possiamo cambiarlo. Ho cominciato a piangere anche io, pensando a quanto, in fondo, le voglio bene. L'ho abbracciata. Stretta, perchè lei è la mia unica sorella, e perchè l'adoro. Mi ha abbracciato anche lei, e abbiamo pianto insieme. Finche lei ha cominciato a ridere, indicando il lago. Mi sono girata e...Ho visto il mio libro praticamente nuovo di Trasfigurazione che galleggaiva beatamente nell'acqua.
«Ohccavolo!»
«Mi sa che la Fleurdhiver non la prenderà molto bene!» Ha detto Dom ridendo, mentre io, con un bastone, cercavo di spingerlo verso riva...Appena l'ho sollevato ha cominciato a gocciolare acqua blu scuro...E mentre Dom continuava a ridere, l'ho sfogliato...spero ardentemente che la signorina Fleurdhiver non voglia fare il capitolo sulla trasformazione delle teiere...altrimenti non so proprio cosa potrei dirle!
domenica, 18 settembre 2005
Oggi abbiamo avuto le prime lezioni: difesa contro le arti oscure e trasfigurazione poi, nel pomeriggio, cura delle creature magiche.
Non avevo mai visto un Animagus, e, quando la professoressa Fleurdhiver si è trasformata in topolino sono rimasta senza parole. Ci ha mostrato tante altre cose, per esempio come trasformare un fiore in una zolletta di zucchero...ha detto che, entro la fine dell'anno ne saremmo stati capaci anche noi, ma ne dubito...sono così impacciata con la mia bacchetta in mano!
Durante cura delle creature magiche il professor Tancrède ci ha illustrato il programma e ci ha fatto fare un breve giro tra i recinti e, a fine lezione, mi ha preso da parte.
«la signorina Petitclaire, dico bene?» ha detto piano, quando ormai tutti gli studenti si stavano dirigendo verso il castello.
Ho annuito in silenzio, e lui, dopo qualche secondo durante il quale mi ha guardato intensamente negli occhi «Voglio andare subito daccordo con te, intesi? Ti faccio questo discorso non perchè tu abbia fatto qualcosa, ma giusto per prevenire. Voglio che tu qui sia responsabile. E seria. E soprattutto, non voglio che tu faccia anche una sola cosa di quelle che ha fatto tua sorella. Non ti conosco, spero che tu non sia come lei. Me lo auguro. Ti abbiamo ammessa a questa scuola anche se molti professori non volevano, temendo fossi come lei. Lei non è ancora stata espulsa perchè ci sono professori che si sono opposti, ma tu al primo errore sarai buttata fuori. Ok? Ti abbiamo fatto un favore a prenderti qui. Non buttare via l'opportunità che ti è stata data.»
Mi ha guardata, aspettando una risposta, che non è arrivata. Continuavo a fissarlo, allibita. Come...cosa? Non riuscivo a credere a quello che avevo appena sentito. Secondo lui, e secondo tutti i professori, io ero una mezza criminale. Nessuno mi conosceva, nessuno sapeva neppure com'ero fatta. Ma sapevano già cosa avrei fatto. Solo perchè mia sorella è così. E per colpa sua,ora rischio di essere espulsa. Per colpa sua, ogni professore immaginerà che non mi impegno abbastanza nello studio, o penserà che sono stata io a fare qualsiasi cosa. Per colpa di mia sorella.
il professor Tancrède mi ha guardato per qualche secondo poi, voltando le spalle, ha esclamato: «Buona giornata, signorina Petitclaire. Ora può andare»
Buona giornata. Buona giornata! Ho socchiuso gli occhi, velati di lacrime, e, mentre le gocce rigavano le mie guance, sono corsa al castello, fino al mio dormitorio. Qui mi sono buttata sul letto, singhiozzando. Odio questo posto. Odio questo posto! Non so per quanto tempo sia rimasta lì, a piangere. Ricordo che, ad un tratto, ho sentito una mano appoggiata alla mia spalla. Ho sussultato, e ho girato la testa. Lì, di fianco a me stava Bèatrice, il viso incorniciato da una castaca di ricci scuri. Che mi sorrideva.
L'ho guardata per un po', gli occhi rossi, senza dire una parola.
«Non hai fame? Ormai tutti hanno mangiato da un pezzo, ma penso riusciresti a recuperare qualcosa...»
ho scosso la testa, in silenzio.
«Vabè, fai un po' come vuoi...» E' rimasta per un po' a fissarmi, poi, mentre scostava una ciocca bionda che avevo davanti al viso, ha sussurrato: «Allora, ti decidi a dirmi cos'è successo?»
Ho alzato le spalle, e mi sono girata dall'altra parte. Non avevo voglia di parlare. Con una sconosciuta soprattutto. Ma lei non è andata via, come speravo. Ha cominciato a farmi il solletico, finchè non ho cominciato a ridere. Ho riso per un po', e lei insieme a me. Penso sia stato in quel momento che ho capito che lei era una mia amica e che, forse, le sarei riuscita a parlare.
Ha smesso di farmi il solletico, e io ho tirato su con il naso. Mi ha guardato, in silenzio. E io, sospirando, le ho raccontato tutto.
Sì, forse non lo odio del tutto questo posto. Forse, qualcosa di positivo c'è: ho una nuova migliore amica.

sabato, 17 settembre 2005
E così sono anch'io qui, a Beauxbatons.
Ancora non ci credo...è passato tutto così in fretta! Lo smistamento, la pelle che brucia, i "benvenuta!" dei miei compagni di Casa...Ma sono qui. Sembra un sogno, lo so, ma sono qui, realmente.
La piccola bruciatura nel mio polso a forma di tronco sta svanendo, lentamente, e io allo stesso modo, piano piano, mi sto ambientando qui.
In definitiva, sono contenta di essere finita nei Bowtruckle, forse era la casa più adatta a me...anche se sono purosangue, anche se mia sorella non è come me.
A proposito di Domitille...l'ho cercata con gli occhi durante lo smistamento, ma non l'ho vista...Comunque non deve essersi fatta una grande reputazione qui. Appena la preside ha pronunciato il mio nome ("Petitclaire, Angelique!") ci sono stati bisbiglii lungo tutta la sala grande. Ma io non sono come lei. Un po' mi dispiace, ma non sono come mia sorella. L'avrei voluto gridare in faccia ai professori, che appena mi hanno vista hanno pensato chissà cosa. L'avrei voluto gridare ai miei compagni di Casa. NON SONO COME LEI. e mi dispiace infinitamente. Mia sorella è perfetta. E' brava in tutto, si fa rispettare, dice tutto quello che pensa...E' perfetta, perfetta.
Non è neppure venuta a salutarmi. Non che me lo aspettassi, è ovvio, ormai non mi parla da più di un anno, però...
Oh, devo smetterla di pensare a queste cose. Mia sorella è fatta in un modo, io in un altro. Non le piacerò mai, è inutile che ci provi.
Cambiando discorso, Nel mio dormitorio ci sono altre due ragazze della mia età, Juliette e Béatrice...sembrano simpatiche, anche se non ho ancora avuto il coraggio di fare con loro un discorso che va oltre il "ciao, io sono Angelique"...vabè, forse domani, quando inizieranno le lezioni...
Ora ti saluto, caro diario, vado a nanna...domani si comincia!
